(di Laura Valentini)
Il Vaticano che apre le porte a uno
scrittore, non credente, promettendo libertà totale per
raccontare il viaggio del Papa in Mongolia. Nasce così 'Il folle
di Dio alla fine del mondo' (Guanda), nuovo libro di Javier
Cercas appena uscito in contemporanea in Italia, Spagna e nei
paesi dell'America Latina e di cui lo scrittore spagnolo, autore
di 'Soldati di Salamina', parla partecipando all'appuntamento
delle Anteprime del Letterature Festival Internazionale di Roma,
una serie di tappe preliminari all'evento, in programma al
Palatino il prossimo luglio.
Confessa, per prima cosa, tutto il suo stupore di fronte
all'incontro con cui al Salone del Libro di Torino la proposta
gli viene avanzata da Lorenzo Fazzini, responsabile della
Libreria Editrice Vaticana. "La prima cosa che ho chiesto è
stata 'voi sapete che sono pericoloso? Sono cattolico di cultura
ma ateo e anticlericale. Del resto anticlericale lo è anche il
papa'". Certo, "anche se ancora non so perché hanno pensato a
me, e in fondo è l'unica cosa che non ho chiesto perché per il
resto è un libro di domande, capisco - racconta Cercas - che si
tratta di una opportunità unica: il risultato è un libro molto
folle, molto strano", un incrocio di generi che va "dal saggio,
alla cronaca, al giallo. Del resto - spiega ancora lo scrittore
- tutti i miei libri lo sono, c'è un enigma e qualcuno lo vuole
decifrare".
E Cercas vuole svelare quello che ritiene "l'enigma
fondamentale del cristianesimo, la resurrezione della carne e la
vita eterna. Mia madre rivedrà mio padre dopo la morte?" è la
domanda a cui tiene di più e che pone a Francesco e a cui la
risposta "che arriva in una forma incredibile, direi miracolosa
se credessi ai miracoli", giunge alla fine del libro. "Il Papa
ha voluto chiamarsi come il santo di Assisi, il folle di Dio, e
a seguirlo in Mongolia alla fine del mondo sono io, un folle
senza Dio" ma consapevole, dice citando Ivan Karamazov, "che 'se
Dio non esiste tutto è permesso'".
Ha ritrovato la fede? "No e del resto se fosse non potrei
dirlo - sorride - perché non venderei una copia .. Però posso
dire che sono cambiato io ed è cambiata la mia visione del
cristianesimo. Ho trovato cose sorprendenti, straordinarie, come
le opere dei missionari, che lasciano tutto solo per aiutare gli
altri, in Mongolia come in Africa e senza fare proselitismo
perché Papa Francesco l'ha vietato". Per Cercas il Papa "ha
iniziato una rivoluzione che significa puntare a un ritorno al
cristianesimo iniziale, che era radicale e certo non
'conservatore'. Cristo era un uomo pericoloso che come tale è
stato crocifisso".
Ciò detto, il pontefice non procede certo verso questo
obiettivo senza rendersi conto del contesto. "Francesco è un
uomo complesso, un uomo di potere, che aveva un'idea e ha fatto
tutto quello che ha considerato prudente per conseguirla. Certo
non ha fatto tutto quello che si era prefissato, non è arrivato
fin lì pur avendone la possibilità, essendo la Chiesa una
monarchia assoluta: proprio perché ha una dimensione politica
molto forte - dice lo scrittore - il Papa ha ascoltato la Chiesa
e ha capito che non era pronta".
Le Anteprime sono la novità dell'edizione 2025 del festival
Letterature con la distribuzione degli incontri in luoghi
diversi della città prima di arrivare alle serate estive che si
realizzeranno sempre nella cornice dello Stadio Palatino,
quest'anno nelle date dell'8, 9,11,13,15 e 16 luglio. Il tema di
questa edizione è 'Ritorni', topos tra i più antichi e profondi
della letteratura, di cui l'Odissea di Omero è il modello
archetipico. "Noi - spiega l'assessore alla Cultura di Roma
Capitale Massimiliano Smeriglio nell'incontro di Cercas con la
stampa che precede quello di questa sera con il pubblico
all'Auditorium Parco della Musica - lo usiamo anche per indicare
il ritorno a mostruosità come razzismo e guerra e anche di un
capitalismo che produce solitudine. Intendiamo dare centralità
alla parola e alla scrittura - conclude - come primi passi di
una resistenza umana".
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