(di Cinzia Conti)
"Una macchina teatrale con oltre 200
candele che inonda San Luigi de' Francesi di luce". Sono queste
le parole con cui Marco Frascarolo, designer della luce,
ingegnere e docente, che ha curato nei mesi scorsi la nuova
illuminazione della meravigliosa chiesa romana, culla di tre fra
i più meravigliosi e noti dipinti di Caravaggio, quelli del
ciclo di San Matteo, descrive all'ANSA la macchina delle
Quarant'ore appena ricostruita e restaurata e protagonista di un
concerto e di una serie di eventi in occasione del Giubileo.
A raccontare la straordinaria scoperta e il restauro della
macchina, elemento emblematico del patrimonio liturgico barocco
ora riportato al suo splendore, è Fra Renaud Escande,
amministratore dei Pii Stabilimenti della Francia. "A seguito
dell'incendio di Notre Dame de Paris - spiega - sono stati
inviati dei pompieri in tutte le chiese francesi, ovunque si
trovassero, anche a Roma. Ci è stato chiesto di svuotare le
soffitte e proprio in quel momento abbiamo fatto delle scoperte
straordinarie. Nel fondo della soffitta, c'era un insieme di
travi di legno con tracce di pittura. Stavamo per bruciarle, ma
dopo aver fatto delle ricerche, ci siamo resi conto che si
trattava di una macchina delle Quarant'ore. Ho deciso di
restaurarla per riprodurre, a San Luigi dei Francesi, questa
antica liturgia". E aggiunge: "Tradizionalmente queste macchine
erano chiamate delle Quarant'ore perché a partire dal Giovedì
Santo si accendevano in Adorazione dell'Eucarestia, una serie di
candele sull'altare principale della chiesa. Esattamente
quaranta perché sono le ore trascorse da Gesù nel sepolcro prima
di risorgere".
Non si tratta di una macchina nel senso convenzionale del
termine, con motori e ingranaggi, ma di un dispositivo
realizzato con tavole e travi di legno, concepito per esaltare
il Santissimo Sacramento nell'ambito della liturgia delle
Quarantore, un periodo di adorazione che si svolge durante la
Settimana Santa. "Quello ritrovato a San Luigi dei Francesi -
dice Fra Renaud - è il più grande di Roma: copre l'intero altare
maggiore e raggiunge i 12 metri di altezza. In passato, era
illuminato da quasi 300 candele, ma ora, per ragioni di
sicurezza, sono state sostituite con candele elettriche.
L'effetto è davvero impressionante: si tratta di un autentico
muro di luce che avvolge Gesù. È importante, perché la liturgia
delle Quarantore è una liturgia in onore del Santissimo
Sacramento, che si è sviluppata, in particolare in Italia,
durante il periodo della Controriforma. Essa fa parte della
nostra storia e rischiava di scomparire".
"La macchina delle 40 ore - dice ancora Frascarolo - è uno
strumento magico, una macchina teatrale che inonda la Chiesa di
luce. Originariamente dotata di oltre 200 candele, oggi è stata
allestita, in conformità delle normative sulla sicurezza
antincendio e sulla tutela dei Beni Culturali, con altrettante
candele LED, gestite con un sistema di gestione domotica, che
produrrà un'accensione morbida e progressiva e delle lievi
fluttuazioni che riprodurranno la vivacità della fiamma in
maniera appena percepibile". Il sistema luminoso è stato
sviluppato da Marco Frascarolo in collaborazione con Federico
Ognibene e verrà modulato in armonia con gli scenari di
illuminazione della Chiesa resi possibili dal nuovo impianto,
inaugurato nel mese di gennaio.
La macchina delle Quarantore è composta di 27 pannelli di abete
dipinti e dotati dotato di porta-ceri cilindrici che variano da
un minimo di 5 ad un massimo di 11 e di un tronetto per
esposizione eucaristica che è stato selezionato fra gli oggetti
ritrovati nelle soffitte ed è stato posto al centro della
macchina. All'interno del tronetto in legno di pioppo è stato
posizionato un ostensorio con raggera, nel caso di cerimonie
liturgiche come appunto le Quarant'ore. Il totale delle candele
della macchina è 197.
La tecnica pittorica invece è eseguita con colori legati molto
probabilmente a colla animale (quindi con legante proteico) che
è una tecnica ancora oggi adottata per dipingere le scenografie,
ad esempio dei teatri d'Opera. Tutta la fattura sia costruttiva
che pittorica richiama un apparato scenografico eseguito in
pochissimo tempo. "Per quanto riguarda la datazione di questi
pezzi non è molto facile ma dagli elementi di assemblaggio dei
chiodi utilizzati ed altri dettagli ci sembra che possa risalire
agli inizi dell'ottocento e che quindi non si tratti di una
macchina barocca, ma semmai di una sua riproduzione postuma"
dice ancora Fra Renaud.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA