"L'autodeterminazione è viziata dal
dolore e anche dal peso che sentiamo di essere sulle spalle
delle nostre famiglie". A dirlo Maria Letizia Russo, una dei
quattro pazienti affetti da patologie irreversibili che la Corte
Costituzionale ha ammesso nel giudizio sul fine vita. Per Maria
Letizia, stamattina in Aula per l'udienza pubblica, l'articolo
580 del codice penale è "una cintura di protezione".
"Mi piacerebbe uno Stato che dicesse che la mia vita è
importante - sottolinea - e la difende da tutti, anche da me.
Non si può fare affidamento sulla mia volontà nel momento di
debolezza".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA